E ADESSO, LA PUBBLICITA'!

Ovvero, analisi ragionata degli spot televisivi che, con pannolini, spazzolini e donne con il megaciclo interrompono la nostra cena...

Scritto da Francesco Flautolenzio   domenica 1 novembre 2009


Al numero 3 delle pubblicità più improponibili si piazza la pubblicità della Barilla con la voce di Mina. Premettendo il rispetto e le la sconfinata ammirazione per la Mazzini nazionale, ma la prima volta che l’ho sentita pensavo di aver a che fare con una assunzione obbligatoria di una casa di produzione e di doppiaggio. Poi, da fan di Mina, mano a mano che mi rendevo conto si trattava proprio di lei, lo sconforto aumentava in maniera proporzionale insieme ad un irrisolto quesito. Perché mai la Barilla ha pagato Mina probabilmente con una cifra simile all’ingaggio pagato dal Milan per prendere Ronaldinho ed avere come risultato finale una pubblicità letta da una specie di transessuale ubriaco con problemi di dislessia anche da sobrio? Al numero 2 delle pubblicità più improponibili si piazza la pubblicità del Kinder Pinguì fatta da Alex Schwazer. A parte che non possiamo certo chiedere ad un marciatore di recitare come Al Pacino in Scarface, ma certo il nostro connazionale (??) ha la stessa espressività (del cane) di Valeria Marini con una inflessione a metà tra Gustav Thoeni e Michael Schumacher. Per non parlare poi del paesaggio bucolico nel quale è ambientato che secondo me è assolutamente controproducente a causa del fatto che una mamma, quando la vede, pensa alla sua bella e grigia cittadina industriale, la paragona alle fattorie dove Alex corre felice e come conseguenza questa povera madre dà, al proprio figlio per merenda, un pezzo di uranio impoverito. Al numero 1 delle pubblicità più improponibili si piazza, senza ombra di dubbio, la pubblicità delle scarpe Nerogiardini che viene fatta vedere nel bel mezzo delle nuove puntate di Dottor House. La voce del doppiatore del nostro eroe è sempre fuori campo, mentre in primo piano ci sono sempre strafighe con capacità recitativa neppure seconda alle scarpe pubblicizzate, che si muovono come se fossero sì dottoresse ma androloghe (peraltro dilettanti) e strafighi che sono statici come l’arredamento di contorno allo spot. Del Dottor House, mai ovviamente nominato (e tantomeno nominato in quanto lo spot come minimo lo girano a Cologno Monzese), si vede un camice bianco su di un attaccapanni ogni tanto (camice che peraltro House non indossa mai), un bastone (che le “attrici” guardano con una certa voluttuosità perché evidentemente ricorda loro grazie a cosa sono arrivate a fare quello spot) e solo in maniera sfuggente e rara vengono inquadrate le scarpe. Risultato: lo spot sembra una parodia della Gialappa’s del telefilm ed a me è passata la voglia di comperare quella marca di scarpe...