TRIPLO GIOCO

Rapina al proprio buon senso: ci riscatteremo?

Scritto da di Alberto Soragni   marted� 17 giugno 2003

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Io apprezzo l’occhio di Neil Jordan. Cercherò di dirlo più volte a me stesso, forse per dimenticare i miei sbadigli, la noia, il vuoto.

Noioso, scontato, acido, superfluo.
Ritorna la preziosa domanda: la forma condiziona il contenuto? Chiaramente sì. Ma, se i giochi formali o i colori diventano quasi un soggetto di tutta la storia, allora, solo in quel momento sento che manca un certo equilibrio al film.
In “Lola corre” di Twikler, condizione necessaria era un montaggio e una riflessione sui colori, le situazioni tripartite.
In questo film, nonostante le scelte sempre pacate del regista, ogni dettaglio “baroccato ed eccentrico” non funziona, né risalta, né stimola.
Jordan sceglie contrasti di velocità, tagli repentini, paesaggi sfuocati. Il tutto come per dimostrare la sua totale e indiscussa bravura, qui semplicemente fuori luogo.

LA TRAMA
Ciò che colpisce di più è assolutamente la banalità di un plot sentito e risentito migliaia di volte. E non voglio elevare bandiere scomode, come ”I soliti ignoti”, perché l’approccio è diverso. Ma solamente un film banale e semplice come “Ocean’s eleven” del sopravvalutato
Sodenbergh, o i film da sabato sera in famiglia, stile “il sarto di Panama”, “Entrapment”. Piuttosto vado a rivedermi “The score”, dove è possibile toccare con gli occhi l’istinto di Edward Norton e non la presenza grossa e drogata di Nick Nolte.

Redenzione?
Si è parlato di un film denuncia, di un riscatto sociale... non so. A voi l’ardua scelta di entrare nella vita di una diciassettenne bosniaca o di un eroinomane quarantenne in odore di riscatto giovanilistico. È così facile sentirsi vivi se si vive alla giornata? È così facile vivere giorno per giorno tra bar e strade piene di poliziotti in borghese?
Pura adolescenza o stereotipo?
È mancato tutto questo nel film, la semplice voglia di farmi stupire dal regista confuso di “Angel”, dal fascino della paura ne “La moglie del soldato”, da una trama non dico originale, ma neanche così ridicola. Non è possibile riempire di stelline il mio occhio in odore di pigiama dal ventesimo minuto, tra crack e Ralph Fiennes (che compare due minuti urlando due imprecazioni e un coltello: LA PROSSIMA VOLTA TI RIDUCO LA FACCIA COME UN QUADRO CUBISTA... così dice...), discoteche, fashion, negozi, e citazioni: VOGLIO SOLO LA LUNA...
Va bene citare shakespeare, ma Camus no! Almeno Caligola resti intonso…
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