IN VISITA

il medico, una giovane paziente alle prime armi...

Scritto da JOSH   venerd� 7 febbraio 2003

Sono un medico internista di età non giovanissima ne' avanzata. Risiedo a Brescia e sono felicemente sposato con una donna di 32 anni con la quale ancora oggi, dopo anni di convivenza, vivo un menage sereno. La mia compagna lavora nel mio stesso campo. E' una
dentista affermata ed e' riuscita meglio di me ad appassionarsi a questa professione. Ho il mio studio nella media periferia della città, lungo un bellissimo e solitario viale alberato di salici che all'arrivo dei primi venti autunnali friniscono come cicale estive per effetto delle folate che ne scuotono il fogliame. Li guardo spesso tra una visita e l'altra in atteggiamento non malinconico ma
pensieroso. E la cosa mi tranquillizza molto.
In questa città non accadono quasi mai grandi fatti. E' una provincia ricca e tranquilla ed io mi adatto bene con il mio carattere allo scorrere del tempo reso ancor più lento da questa stasi degli eventi. Il che non mi disturba affatto, anzi mi giova. Sono un tipo solitario. Sto bene con me stesso pur apprezzando l'altrui compagnia. La mia solitudine e la ricerca di essa non e' una condizione
forzata da eventi esterni, piuttosto una scelta di cui godo ogni volta.
La mia compagna ha una sorella di qualche anno più anziana, la quale in giovane età ebbe una figlia - mia nipote dunque - durante una relazione naufragata in una mare di incomprensioni. Da quell'epoca vive sola con la figlia Tiziana. Essendo una gran bella donna ( come anche mia moglie ) non le mancano opportunità di svago con altri uomini. Di tutto ciò non fa mistero alcuno, essendo Tiziana ormai diciassettenne e quindi pronta a comprendere ed accettare i fatti dell'esistenza.
Mia nipote Tiziana e' una persona che dimostra qualcosa in più dei suoi anni.
Non già solo come avvenenza fisica, provenendo da una genia di "belli", quanto come agilità intellettiva e spigliatezza comportamentale. Forse e' stata in questo aiutata dalle vicissitudini che fin da bambina ( la separazione dal padre avvenne in tenera età ) ebbe a sperimentare per forza di cose. Ha un bel rapporto con la madre ed anche con altri componenti della famiglia, ha un
ottimo profitto da liceale impegnata e presente alle proprie responsabilità che onora puntualmente.
Ho avuto più volte occasione fino a qualche anno addietro di spendere con lei ( in seno alla famiglia ) una parte delle vacanze. In questi periodi, seppur brevi, ci siamo conosciuti meglio, dando alle nostre pur sporadiche frequentazioni una valenza diversa da quella che sarebbe più normale avere fra zio e nipote. Questo per merito delle sue interminabili domande che vertono sempre su una grande varietà di argomenti, ed alla mia pazienza nel trovare le risposte. Insomma e' una tipa pungente, sagace, ironica, sorniona che ti spiazza in breve tempo se non si e' accorti. E di tutte queste qualità aveva fatto con me uso abbondantissimo, quasi si divertisse a
suscitare imbarazzo.
Inoltre e' dotata di un sorriso ammaliante ( ancora una volta eredità familiare ) ed all'apparenza sbarazzino. Mai però nei contenuti che sottende. In una parola non lo spreca mai per niente.
Al momento in cui scrivo faccio qualche fatica nell'ordinare le idee per poter rendere al meglio il succo della vicenda.
Non ne avevo più notizie da qualche mese. La scorsa estate infatti io e mia moglie la spendemmo da soli. Sua sorella era all'estero e Tiziana aveva avuto il beneplacito di tutti i familiari per andare - ospite di una sua cara amica - a trascorrere le vacanze in una località marina dell' Italia meridionale.
Pochi giorni or sono mia moglie mi pregò di telefonare alla sorella che mi doveva chiedere una cortesia. Detto fatto, seppi che Tiziana essendosi iscritta ad un corso di nuoto agonistico aveva bisogno di un certificato attestante la sua sana e robusta costituzione, e la
sorella mi chiedeva se mi fossi voluto prestare a questa cortesia. Non ebbi problemi ad accondiscendere e ci salutammo rimanendo intesi che Tiziana avrebbe potuto passare a studio il giorno successivo per ritirare il certificato.
Frasi di commiato, grazie tante e figurati.
Tiziana in effetti venne a studio il giorno dopo presentandosi verso le sette di sera.
Non era sola. Teneva per mano un ragazzo poco più grande di lei. Sedettero insieme in sala d'attesa sfogliando distrattamente le riviste mentre aspettavano che la chiamassi. Quando l'ultimo paziente fu andato via mi affacciai sulla porta dello studio con il certificato in mano e mi accorsi che il suo amico non era più con lei. Gliene chiesi il motivo e mi disse che aveva espresso il desiderio
di attenderla in strada. Non capii esattamente come mai, anche perché fuori diluviava, come spesso accade da queste parti.
Si alzò dal divano e progredì lentamente verso di me senza dare altre spiegazioni.
Indossava un golfino di angora nero ed abbastanza aderente, una gonna plissettata che le scopriva il ginocchio anch'essa nera e mocassini dello stesso colore. Guardandola mi accorsi dell'opera che il tempo era stato capace di compiere su di lei in un intervallo relativamente breve dall'ultima volta che l'avevo incontrata.
Mi guardava in maniera fissa, ma gli occhi sembravano andare oltre la mia stessa immagine.
Voleva entrare nello studio e me lo faceva capire senza parlare, semplicemente camminando verso di me ed avvicinandosi sempre più alla soglia della porta sulla quale io sostavo. Fui praticamente costretto a scansarmi per lasciarla entrare.
Richiusi dunque la porta alle mie spalle e le chiesi :
" Il certificato e' pronto. Non sei venuta per questo?"
Lei mi dava le spalle procedendo verso il lettino delle visite. Si voltò verso la mia voce e sedette sul bordo come su un muretto, con le gambe a penzoloni. Alzò gli occhi e li mise nei miei.
" Dottore, non sai che non puoi rilasciare certificati senza effettuare visite? "
Sembrava volermi bucare con lo sguardo. Rimasi senza parole perché non avevo minimamente pensato al fatto in sé. Mi trovavo davanti una ragazza molto attraente con la quale non avevo rapporti di consanguineità diretta pur sentendomi investito in qualche maniera di una certa responsabilità. Non ho mai pensato alla mia professione come ad un espediente per fini pseudo sessuali. Avevo visitato tante belle donne nel corso della carriera, ma e' fenomeno rarissimo che per volontà di uno dei due - paziente o medico - si trascenda e ci si involi per altre mete. Il fatto che iniziava a sconcertarmi era il tono della sua voce. Calmo, risoluto che non
ammetteva repliche alla irrefutabile logica che lei aveva espresso con la sua frase.
Risposi come potei, ma con una sensazione di vago sconcerto :
" Va bene, hai ragione. Basterà che ti senta il cuore e che ti misuri la pressione. "
Dondolava ancora le gambe sul lettino e mi regalò uno dei suoi famosi sorrisi.
" Sai che e' la prima volta che vengo visitata da un uomo? "
Nel frattempo di questo breve scambio di battute mi avvicinavo alla scrivania per prendere lo stetoscopio e posare il certificato.
Senza volerlo ne avevo gualcito uno degli angoli per il quale lo tenevo in mano. La sua precisazione che mi era appena giunta all'orecchio mi fece tendere come un arco in tutto il mio essere. Mi stavo eccitando a dispetto di tutte le implicazioni deontologiche e morali che una tale situazione poteva comportare.
" Se preferisci posso fissarti un appuntamento con una mia collega bravissima. " le dissi controllando un certo tremore nella voce.
" Non mi lamento affatto. E' una cosa curiosa. Poi ormai sono già qui. "
Avvicinandomi frontalmente a lei mi accorsi di tutta una serie di particolari precedentemente ignorati.
Era davvero bellissima, come la mamma e la zia ( mia moglie ), aveva uno sguardo sfrontato ma rispettoso, piena di efelidi che dal viso scendevano fin dentro il maglioncino d'angora, un fisico asciutto e tonico che riempiva benissimo i suoi vestiti, ostentava una tranquillità da donna matura e non portava calze. Avvertivo l'impercettibile fruscio delle sue cosce sotto il tessuto della gonna
mentre dondolava i piedi. Questi ultimi erano nudi dentro i mocassini.
" Adesso fai un bel respiro " le dissi mettendomi lo stetoscopio al collo e guardandola lievemente in tralice.
Ricambiò il mio sguardo con un sorriso che era un ghigno. Qualcosa di simile doveva mostrare un guerriero prima dell'inizio della battaglia, quando non c'e' più tempo per i ripensamenti e bisogna solo scendere in campo.
Neanche rispose.
Portò le dita sotto il maglione e lo sfilò da sopra la testa con una naturalezza ed una decisione che mi fece mancare il fiato. Mi arrivarono tutti insieme gli odori del suo lieve e delicato sudore, le immagini di un suo probabile congiungimento con il tipo che avevo visto accompagnarla in precedenza, fui subissato da un mare di incontenibili fantasie che non riuscivo neanche a fermare ed inoltre rimasi ammutolito al cospetto del più bel paio di seni mai visti prima, come medico e come uomo. In un attimo compresi il significato della parola "mammelle". Lei era ferma, dritta sul busto e si godeva le mie reazioni ( mentre io cercavo in ogni modo di nasconderle ),
ma le sue tette esprimevano tutta la loro tonicità.
Erano formidabili, piene, pesanti, si attaccavano all'ascella con uno sbalzo da pendio montano, erano infiorate di efelidi piccolissime e colorate appena in contrasto con la luminescenza naturale della pelle che le conteneva. I capezzoli avevano una rosa delicatissima costellata di piccolissimi puntini in rilievo che correvano tutto intorno perfettamente disposti, fino a centrare il capezzolo vero e proprio che non era dritto seppur turgido ma lievemente prominente ed un po' bombato con una fossetta al centro che diveniva vieppiù evidente man mano che il turgore aumentava.
Perché - lo avevo sotto gli occhi - indubitabilmente si facevano via via più colorati ed evidenti.
Così come i suoi occhi acquistavano nuova luce e consapevolezza di fronte al mio stupore.
" Vorrai mica visitare il mio maglione, vero dottore? "
Per tutta risposta le chiesi ancora un bel respiro fuggendo le sue ironiche spiritosaggini. Non se lo fece ripetere. Inspirò aria e sollevò quello spettacolo di pochi centimetri mentre le poggiavo lo stetoscopio sotto il seno sinistro. E' un lavoro di orecchio, avrei voluto essere capace di tenere gli occhi altrove, ma non riuscivo a distoglierli dalla grazia di quelle curve.
Eravamo l'uno di fronte all'altro, lei seduta io in piedi. Per far questo teneva le ginocchia leggermente dischiuse. Questione di pochi centimetri ed avrei potuto essere nel bel mezzo delle sue gambe.
Ancora non la toccavo. Voglio dire che non si era ancora stabilito un contatto di pelle fra noi. L'unico contatto era mediato dallo strumento che andavo adoperando. Fin quando per effetto dell'espirazione d'aria la mammella sinistra " atterrò " nel palmo semiaperto della mia mano. Era come avevo immaginato un attimo prima solo guardandole. Gonfie, dure, levigatissime,palpitavano
invitanti, una festa di abbondanza e buoni propositi per l'immediato avvenire.
Ebbi una erezione improvvisa, incontenibile, dolorosa e sopratutto evidente, dato il movimento cui mi costrinse.
" Cosa c'e' dottore, vuoi darmi di nuovo il numero della tua collega? "
Stava succedendo qualcosa anche a lei. La voce si era fatta soffusa ed aveva perso la gentile fermezza che le conoscevo. Scostò di poco l'una gamba dall'altra ed invitandomi a starle più vicino con una mano prese la mia facendola aderire su tutta la superficie del seno dopo averla liberata dallo stetoscopio. Era caldissima e fremente.
Cominciò a soffiarmi dentro l'orecchio parole all'inizio incomprensibili : " Ti ricordi quando nuotavamo al mare dottore? Ti ho visto guardarmi e non eri ne' mio zio ne' tantomeno un medico. Che c'e' adesso hai paura? Non lo saprà mai nessuno.....avvicinati.......visitami
come vuoi tu.......non farmi aspettare ancora"
Non capivo più niente. Avrei potuto tranquillamente affermare di avere altre generalità diverse dalle mie. Avevo le due mani libere adesso e le lasciavo correre dalle sue spalle ai seni in un movimento liquido e lento senza soluzione di continuità, cercando di memorizzare per l'eternità la consistenza della sua pelle, di appropriarmi per sempre di quei brividi che l'esplorazione di parte del
suo corpo mi andava regalando.
In pochi brevi attimi aveva fatto di me la preda del momento. Non ero più in grado di controllare alcun pensiero anche per il rapidissimo svolgersi della situazione. Mi ritrovai dimentico di ogni principio di qualsivoglia natura. Ero solo un uomo di fronte ad un
magnifico esemplare di femmina che mi provocava in maniera fin troppo evidente e decisa quasi animalescamente. Con il respiro mozzato da quegli eventi improvvisi notai che le mie mani vivevano di vita propria. Avevano preso a palparle i seni anch'esse incredule per la loro consistenza, la pancia stringendone delicatamente le piccole pieghe che vi si formavano per effetto dei suoi movimenti, le risalivano lungo la schiena con la punta delle dita che arrivarono sulla nuca a sfiorarle l'attaccatura dei capelli.
Mi chinai sul collo con la bocca per leccarne la più ampia superficie possibile, scesi sui capezzoli che si intirizzirono ancora pur mantenendo quella forma così particolare. Guardandomi quasi dall'esterno mi osservai insalivarla con scrupolo senza tralasciare neanche un angolino di pelle per poi ripercorrere quegli stessi punti dove ero già passato per ritrovare i nostri due sapori mescolati
insieme. Credo di averle detto anche io qualcosa ma non ricordo con esattezza. Il suo respiro si fece davvero affannato. Io non sapevo neanche più di poter respirare.
Avevo ormai il suo sapore mischiato al mio su tutto il viso. Continuavo a far correre le mie mani con i palmi bene aperti su tutto l'addome e la schiena, tornando poi sulle pieghe della pancia sotto le quali avvertivo distintamente la tensione della sua giovane muscolatura farsi sempre più evidente. Lei mi teneva le braccia intorno al collo, mi passava le mani in mezzo ai capelli e mi graffiava
leggermente il collo. La guardai un attimo in viso e teneva gli occhi socchiusi. Nella mia mente si confondevano le immagini che lei stessa mi aveva suggerito prima, cercando come potevo di evincere da quelle un così imprevedibile sviluppo delle cose.
Era diventata scivolosa per effetto dei baci di cui la ricoprivo a lingua piena.
Saremmo potuti andare avanti per ore, ma ad un tratto si mosse come per scendere dal lettino. Mi venne incontro con tutto il corpo aderendo al mio. Mi levò il camice bianco tirandomelo via dalle spalle ed iniziò a tempestarmi di baci umidissimi tutto il viso raspandosi la lingua più volte sulla mia barba. In realtà mi aveva solo tirato verso di lei, era ancora seduta, cosicché le mie mani
scesero ad impadronirsi della gonna. Non riuscendo ad aprirla gliela sollevai sulla pancia ed esercitando una pressione lieve ma risoluta sulle sue spalle la sdraiai parzialmente all'indietro. Rimase poggiata su di un gomito mentre con l'altra mano mi teneva ben salda la nuca. Cominciò ad orchestrare con decisa soavità il gioco tirandomi per il collo e portandosi la mia bocca sull' interno delle cosce.
Iniziai a leccargliele con un accuratezza certosina. Le mutandine recavano un solco bagnato in prossimità della sua fessura. Era fradicia. La stuzzicai con la punta del naso da sopra la stoffa avvertendo un intenso odore di miele caldo.
Infilai due dita alle estremità dell'elastico e senza smettere di leccarle l'interno delle gambe cominciai a sfilargliele con lentezza estenuante.
Avrei già a quel punto voluto possederla quasi con violenza, ma ero letteralmente annichilito dall'idea che quel paradiso potesse conoscere prematura conclusione. Gliele sfilai del tutto insieme alle scarpe e le lasciai cadere al suo fianco, dopodiché posizionai la pianta dei suoi piedi nudi sulle mie spalle e mentre saggiavo la consistenza dei suoi polpacci con le mani aperte lasciavo andare la
lingua sui suoi talloni, fra le dita fin sul collo del piede stesso. Avevano un sapore buonissimo di pane appena sfornato. Cercai di conoscerli meglio che potevo, glieli carezzavo senza sosta lasciando che la mano compisse un tragitto regolare dal ginocchio alle dita.
Ne massaggiavo con voluttà la pianta percorrendola con il mio pollice ed esercitando una certa pressione per farle aprire le dita.
Aveva dei piedi bellissimi, disegnati in maniera davvero regolare con le dita affusolate e magre, nervose, ornate da unghie di forma molto simile fra loro che conferivano ai piedi stessi un aspetto quasi regale.
Aveva iniziato a contrarre l'addome nel tentativo di rizzarsi e venire nuovamente vicino a me. Anche io desideravo quel contatto, così la presi per i fianchi e la sollevai portandola fino al divano poco distante.
Mentre la adagiavo si tolse la gonna con un gesto rapido.
La sdraiai completamente nuda sotto di me, lasciando pochissimo spazio fra noi. Era fenomenale. Non ci credevo ancora, ma era chiaro che stavo per prenderla. Non c'era più nulla ormai che potesse fermarci. Sembrava aspettarmi. Portò una delle sue mani in prossimità della mia camicia ( ero ancora completamente vestito ) ed iniziò ad aprirla senza fare particolare attenzione ai bottoni.
Mi graffiava il torace e le spalle. Successivamente armeggiò con la cintura dei pantaloni ed in breve tempo liberò la mia erezione ormai quasi di marmo. La guardavo muoversi mentre mi spogliava. Ero in ginocchio in mezzo alle gambe spalancate e docilmente invitanti. Non riuscivo a non guardare quelle sue labbra di bambina che cresce. Il solo pensiero che di lì a minuti le avrei violate mi faceva temere di venirmene così prima ancora di penetrarla anche solo un po'. La sua vagina era umidissima e traslucida degli umori che copiosi ne fuoriuscivano. Mi tirò ancora un po' più in basso il groviglio di pantaloni e mutande impedendomi di ultimare la svestizione. Mi palpò con evidente eccitazione i muscoli delle gambe tesi allo spasimo per la posizione innaturale che stavo
mantenendo e risalì fino alla base del pene. Le avvicinai un dito quasi timoroso alla vagina e lentamente iniziai a carezzarle le prime mucose esterne senza minimamente darle l'idea di volerla penetrare. Era come nettare una parte dei suoi succhi che in ogni caso venivano riprodotti all'istante. Con l'altra mano le carezzavo ancora la pancia ormai scossa da sussulti violentissimi. Lei intanto
massaggiava con una perizia che mi parve innaturale la base del pene, con un tocco delicatissimo ed appena percettibile senza mai stringerlo, passando a prendere nell'incavo dell' altra mano i testicoli e spingendoli lievemente in alto come volesse farli rientrare.
Sembrava volesse conoscerne ogni minima asperità, si soffermava quasi rapita su ogni piega dello scroto quindi ritornando sull'asta ne percorreva la lunghezza ora con la punta delle dita ora avvolgendola con il cavo della mano facendone scorrere delicatamente la pelle nei due sensi. Mentre compiva questi gesti sul mio corpo ne guardavo estasiato l'espressione del viso. Appariva ai miei sensi come una sorta di vittima sacrificale che volontariamente si sottoponeva ad un passaggio epocale per raggiungere una consapevolezza più matura di se stessa. Come volesse abbandonare il suo mondo per trascendere a conoscenze più complete.
Le tolsi il giocattolo di mano e mi chinai sul suo ciuffetto tenerissimo. Non la leccai subito vincendo ogni tentazione. Mi limitavo a farle sentire il fiato della mia bocca in prossimità della sua apertura. Le mie dita intanto le stuzzicavano l'area immediatamente circostante andando ad incorniciarle l'incavo delle cosce fino all'interno delle natiche in movimenti circolari e ripetitivi che mi davano l'opportunità di godere sempre meglio i suoi sapori.
Questo la fece venire una prima volta. Emise dei singulti dolcissimi mentre veniva scossa da brividi ben evidenti per il tremito delle gambe che non riusciva a fermare. Allora la penetrai leggero con la lingua. Ne succhiai ogni umore attento a non perderne neanche una goccia ed anche a mantenere una lubrificazione adeguata per penetrarla senza sforzi ed interruzioni. Cercai di affondare dentro di
lei per la maggior profondità possibile. Era buonissima e delicata sebbene i tessuti fossero turgidi e gonfi per l'eccitazione.
Sentivo le sue gambe legarmi da dietro, il soffice contatto dei suoi polpacci con i muscoli della mia schiena mi fece sentire che non potevo resistere oltre.
Avrei voluto fermarmi un attimo per chiederle se capiva o sapeva cosa stava facendo, ma non ne ebbi modo e capacità.
Mi sdraiai sopra di lei facendole sentire tutto il mio peso, badando a tenere lontano il mio pube dal suo. Cercava di scivolare sotto di me per andare da sola a prendersi il mio affare ormai di cemento. Glielo impedii. Le presi le mani per incrociargliele sopra la testa e tenendole ferme e bloccate con una sola delle mie lasciavo che l'altra le carezzasse il viso, quasi preparandola.
Ricominciai a leccarla salendo dalla pancia fino al collo indugiando a lungo sui seni che ricoprii di altre avidissime e suadenti linguate.
Poi mi fermai, e lei se ne accorse.
Mi guardò d'improvviso impaurita, sconcertata, come per dirmi qualcosa.
Aspettai di incontrare ancora quella luce che aveva negli occhi appena mezz' ora prima, ma non ne ravvisai traccia.
Ormai anche lei era preda di un qualcosa che aveva cercato con grande determinazione, ma i cui effetti probabilmente non si aspettava. Smaniava e fibrillava in ogni parte del suo statuario corpo mentre continuava a carezzarmi il torace stringendo ogni muscolo che incontrava e lasciando che la sua mano compisse un tragitto sempre uguale dalle mie spalle al mio sesso che aveva preso
ad accarezzare sul glande.
Gliene poggiai la punta per darle un primo assaggio, ma avvertii una resistenza sottolineata da un violento scuotimento che le si impresse lungo tutto il corpo. E compresi qualcosa che non mi sarei mai aspettato per la maestria e la naturalezza con le quali dall'inizio aveva condotto il nostro gioco. Glielo chiesi con gli occhi se davvero voleva che andasse così proprio con me, ma non
saprei dire se aspettai risposte.
Semplicemente la infilai tutta in un unico movimento che non conosceva inizio e fine.
Le entrai dentro impetuoso e già sfinito per effetto dell'enorme eccitazione che si era impadronita di entrambi, spingendo a fondo più che potevo, arpionando il suo segreto più nascosto e rimanendo immobile per darle il tempo di abituarsi alle mie dimensioni.
Lei emise un grido soffocato questa volta. Aprì per reazione le gambe più che poteva portando indietro le ginocchia mentre mi artigliava letteralmente la schiena.
Rimase per un istante ferma, trafitta, immobile e morta, deflorata e volutamente vinta, consegnata ad un mondo per lei nuovo.
Io intanto ormai completamente aderente ad ogni millimetro del suo corpo le baciavo con passione e tenerezza il collo passandole la lingua sotto i lobi delle orecchie e sussurrandole parole che potessero tranquillizzarla. Le andavo ripetendo che di lì a breve il dolore sarebbe scomparso per lasciare posto ad altro, che l'avremmo scoperto insieme. Era un modo per ringraziarla del grande regalo che mi aveva fatto. Le liberai le mani che lei congiunse dietro le mie spalle ed iniziò a muoverle carezzandomi il costato per tutta la sua estensione. Stava rapidamente smaltendo il disagio fisico provocatole dal dolore. Muoveva ritmicamente il bacino cercando di
imprimere un ritmo naturale alla penetrazione. Stando dentro di lei in quel modo provavo sensazioni bellissime. Avvertivo l'urgenza di scaricarmi ma mi tenevo per goderne piu' a lungo. Assecondavo dunque i suoi movimenti per darle modo di adattarsi ai miei tempi ed
anche nel tentativo di insegnarle i suoi portandola a scoprirli senza fretta. Le massaggiavo i seni giocandoci come fosse stata materia nuovamente plasmabile. Mi deliziavo stringendoglieli ed alternando prese più decise ad altre più delicate ed accompagnando tutto questo ad una interminabile serie di baci e linguate che la bagnavano ovunque. Era meraviglioso poter gestire tutta una serie di sensazioni per lei nuove. Le mordicchiavo i capezzoli che si erano appena rilassati abbandonando parte del precedente turgore.
Venne una seconda volta con un verso simile ad un guaito.
Considerai a quel punto l'idea di imprimere un andamento personale alla faccenda. Cominciai a sfilarmi lentamente fino ad uscire quasi completamente fuori, quindi la riprendevo reintroducendomi piano e per piccoli passi. Era scossa da un tremito ogni qualvolta
scendevo in lei. Diedi un paio di spinte più ardite e brutali e le si spezzò il fiato, quindi ricominciai a penetrarla con lentezza. Le mie mani intanto orchestravano una danza di carezze e leggeri pizzichi sparsi ovunque. Le vidi una lacrima colarle sulla guancia. Era calda sensuale e bellissima. Mi sporsi in prossimità del suo viso per assaggiare anche quella e tenendola stretta per i fianchi le sussurrai nell'orecchio frasi che mi sembrava di pronunciare per la prima volta.
" ....adesso lasciami fare e non avere paura.....voglio allagarti......voglio riempirti....sei così calda.....non muoverti e tieni le tue mani su di
me...". Lei a queste parole aprì del tutto gli occhi, stanca ed in parte svuotata per il paio di orgasmi che aveva colto in precedenza.
Mi guardava nuovamente dritto negli occhi come in una attesa impaurita.
Diedi un colpo deciso di reni che mi consentì di entrare molto in alto dentro di lei, impressi al mio pene una serie di spinte verso l'alto
procurandole una serie di sussulti che le facevano tremare quelle meravigliose mammelle. Quindi - senza uscire - la afferrai per l'interno delle cosce portandomele nuovamente sulle spalle cercando di fare attenzione a che durante questi movimenti lei non provasse dolore. Quando la ebbi caricata su di me iniziai a cavalcarla dapprima lentamente poi sempre con maggior vigore badando a
tenere i suoi piedi vicino al viso per poterli ancora gustare, mentre le mani percorrevano senza sosta il suo corpo in una serie di carezze quasi violente e molto decise. Non ne potevo ormai più. Avevo volutamente lasciato da parte ogni controllo, la dominavo dall'alto di quella posizione, potevo goderne gli sguardi, le smorfie del viso e della bocca che si contraeva per l'avvicinarsi di un altro
orgasmo, il tremore dei seni in seguito alle mie spinte che si fecero presto molto incalzanti, lei mi teneva le mani aperte sui muscoli del petto per contrastare la foga dei miei colpi.
Quando sentii approssimarsi il mio momento le misi una mano sulla pancia con il palmo aperto, con l'altra le afferrai un seno pizzicandone con forza il capezzolo e mentre anche lei iniziava a godere mi svuotai completamente nel suo punto più nascosto e profondo in un orgasmo copiosissimo e lungo che la pervase completamente inducendola a stringermi le gambe intorno al collo.
Caddi su di lei rantolando parole che non ricordo e che forse neanche sentii pronunciare. La abbracciai stretta tenendola ancora arpionata e sciogliendole le gambe dal nodo che avevo inventato.
Lei mi baciava appassionatamente ogni angolo del viso senza proferire parola.
Restammo così per una buona decina di minuti continuando a scambiarci carezze che ormai esprimevano quasi esclusivamente gratitudine e complicità. Le chiesi se le avevo fatto molto male e mi rispose con uno dei suoi sorrisi che nulla aveva di ironico o mordace questa volta. Mi confessò che si aspettava qualcosa di molto meno dolce e coinvolgente, promettendomi che ci saremmo rivisti molte altre volte. Cadde il silenzio che ci vide abbracciati ancora per qualche minuto.
Ci alzammo e mentre si rivestiva notai che era ancora più bella di prima. Pensai anche di insegnarle molto altro ma mi trattenni dall'avanzare proposte o dall'imporre un prosieguo perché considerai che ci avrebbe fatto bene meditare su quest'esperienza.
Ero però incuriosito dalla presenza fugace del suo amico che l'aveva accompagnata in studio.
" E' il tuo ragazzo? "
" Non proprio. L'ho conosciuto in vacanza e vive anche lui qui. "
" Ma cosa gli dirai di quest'attesa così lunga? "
" Gli dirò che sono stata a lungo e coscienziosamente visitata .... " rispose con il classico ghigno.
Inoltre mi raccontò brevemente che questo ragazzo le aveva con insistenza chiesto piu' volte un rapporto completo, ma lei non aveva confessato di essere vergine per pudore e per non affrontare una probabile derisione da parte sua. Adesso, se proprio avesse reputato possibile accondiscendere a tali richieste, lo avrebbe potuto fare più determinata e consapevole di ciò cui andava incontro.
La guardai sconcertato. Avrei voluto chiederle se ci saremo rivisti, e quando, e come, ed addirittura se avessi potuto assistere ad una sua eventuale performance con il ragazzo in questione.
Non riuscii però a pronunciare una parola.
Ci salutammo con un bacio leggero e a fior di labbra.
" Ciao dottore ", mi disse regalandomi però uno sguardo molto intenso.
La accompagnai alla porta e tornai in studio per rassettare il divano e quant'altro.
Mi accorsi così che avevo bisogno di rassettarmi l'animo.
Mi affacciai alla finestra.
Pioveva e li vidi parlottare brevemente.
Quindi si presero per mano e sparirono sotto le alberature di salici fra le gocce di pioggia che cadevano ignare ed insistenti.